Nuovo Codice doganale europeo: la nuova era della dogana UE

In arrivo il nuovo Codice doganale europeo: una riforma epocale, che porterà alla più ampia revisione del sistema doganale degli ultimi decenni.

La riforma segna il passaggio verso un sistema doganale più omogeneo tra i Paesi UE e fortemente digitale, intervenendo sull’e-commerce, sulla gestione del rischio e sulle semplificazioni per gli operatori più affidabili.

Più forte la guida europea e il superamento dell’attuale frammentazione, anche grazie alla nuova Autorità doganale dell’UE e a un’infrastruttura informatica comune.

Il nuovo quadro normativo introduce strumenti destinati a semplificare le procedure doganali, con particolare attenzione all’espansione del commercio elettronico, a contrastare l’evasione dei dazi e a rafforzare i controlli sulle merci non conformi, pericolose o non sicure.

L’iter del nuovo Codice doganale europeo

La riforma complessiva delle regole doganali dell’Unione europea prende avvio nel maggio 2023, quando la Commissione ha presentato una proposta destinata a modernizzare un sistema ormai chiamato a confrontarsi con flussi commerciali sempre più complessi e con la crescita del commercio elettronico.

Dopo un lungo iter legislativo e un articolato confronto tra le istituzioni europee, il percorso è arrivato a una svolta nel marzo 2026, con il raggiungimento dell’accordo politico sulla riforma.

Il 3 settembre scorso, il Consiglio dell’Unione europea ha quindi approvato il testo, che dovrà ora passare formalmente al Parlamento europeo, il cui voto è atteso entro fine mese. Seguiranno la firma dell’atto legislativo e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.

Con il nuovo quadro doganale, Bruxelles si prepara a portare a compimento la più ampia revisione del settore degli ultimi decenni, una trasformazione resa necessaria dall’aumento dei compiti affidati alle Dogane e dei volumi degli scambi internazionali, dalla crescita esponenziale delle spedizioni di modico valore e dalla frammentazione dei sistemi doganali nazionali.

A pesare è anche la necessità di effettuare controlli sempre più articolati sulle merci che entrano nel mercato europeo, verificando non soltanto gli aspetti fiscali e doganali, ma anche il rispetto di numerose prescrizioni in materia di sicurezza dei prodotti, salute e tutela dell’ambiente.

L’obiettivo della riforma è dotare l’Unione europea di strumenti più moderni ed efficienti, capaci di agevolare il commercio internazionale e, in particolare, il settore dell’e-commerce. Al tempo stesso, il nuovo sistema punta a rendere più efficace la riscossione dei dazi doganali e a rafforzare i controlli sulle merci, attraverso un modello maggiormente integrato e adeguato alle nuove dinamiche del commercio globale.

Trust and Check e AEO nel nuovo sistema doganale

Il nuovo Codice doganale dell’Unione introduce la figura del Trust and Check trader (TCT), una qualifica destinata a modificare progressivamente l’attuale sistema di partenariato tra operatori economici e autorità doganali.

La relazione tra AEO (Operatore Economico Autorizzato) e TCT è stata centrale nella riforma doganale europea: la proposta della Commissione del 2023 prevedeva inizialmente il progressivo superamento dell’AEO a favore del TCT, con introduzione di quest’ultimo nel 2032 e sostituzione dell’AEO nel 2037.

L’Italia, che conta oltre 1.600 autorizzazioni AEO ed è tra i Paesi UE con il maggior numero di certificazioni, ha sostenuto la necessità di tale programma, soprattutto per le PMI, che rappresentano circa il 90% degli operatori AEO nel settore della logistica e delle spedizioni; il timore era che i requisiti tecnologici e organizzativi più elevati del TCT potessero creare barriere eccessive per le imprese di minori dimensioni.

La posizione del Consiglio del 2025 e l’accordo raggiunto nel 2026 hanno accolto questa impostazione: AEO e TCT possono coesistere, in questo modo, il sistema prevede diversi livelli di affidabilità e agevolazioni, favorendo la digitalizzazione senza penalizzare le PMI meno strutturate e garantendo un accesso più equilibrato al commercio internazionale.

I requisiti del Trust and Check Trader

L’operatore dovrà assicurare:

  • un elevato livello di conformità doganale e fiscale;
  • la disponibilità tempestiva di informazioni complete e attendibili sulle merci;
  • la tracciabilità delle operazioni e dei flussi della catena di approvvigionamento;
  • l’interoperabilità con l’EU Customs Data Hub;
  • la capacità di alimentare il sistema con dati aggiornati lungo l’intero ciclo di movimentazione delle merci.

La maggiore trasparenza consentirà alle autorità doganali di effettuare i controlli facendo sempre più leva sull’analisi dei dati e sulla valutazione del rischio, anziché sulla verifica sistematica delle singole dichiarazioni.

A fronte di tali requisiti, il TCT potrà beneficiare di rilevanti semplificazioni nell’espletamento delle formalità doganali, fino ad arrivare a modalità che consentono all’operatore di determinare e assolvere i diritti all’importazione secondo procedure maggiormente automatizzate.

La nuova qualifica presenta quindi un evidente interesse sotto il profilo della competitività, riducendo tempi e oneri connessi allo sdoganamento.

L’accesso al regime richiederà, tuttavia, un adeguamento significativo dei processi aziendali e delle infrastrutture informatiche.

Sul rapporto tra AEO e Trust and Check, si veda anche l’approfondimento del Centro Studi ARcom dedicato alla coesistenza tra le due qualifiche nel nuovo sistema doganale.

Autorità doganale UE e Customs Data Hub

La riforma istituisce l’Autorità doganale dell’Unione europea (European Union Customs Authority, EUCA) con l’obiettivo di coordinare la governance dell’unione doganale.

Con sede a Lille, in Francia, EUCA sarà operativa a partire dal 2027 e avrà un ruolo centrale nel coordinamento e nel supporto alle autorità doganali degli Stati membri.

Tra i suoi principali compiti rientreranno:

  • l’individuazione delle aree e dei criteri prioritari di controllo;
  • il coordinamento della gestione delle crisi in ambito doganale.

La nuova Autorità opererà attraverso l’EU Customs Data Hub, un’infrastruttura digitale destinata a diventare il fulcro del futuro ecosistema informativo doganale dell’Unione europea.

La piattaforma consentirà di integrare le dichiarazioni doganali, i dati commerciali e le informazioni rilevanti ai fini dell’analisi del rischio.

Il Data Hub sarà quindi concepito come una piattaforma unica per la raccolta, l’elaborazione e la condivisione delle informazioni doganali a livello europeo. L’obiettivo è trasformare i dati derivanti dai flussi commerciali internazionali in informazioni operative, immediatamente utilizzabili dalle autorità competenti.

Sul tema della gestione e standardizzazione dei dati doganali, si veda anche l’approfondimento del Centro Studi ARcom sull’
EU Customs Data Model e i nuovi standard doganali

La roadmap dell’EU Customs Data Hub

L’introduzione della piattaforma digitale sarà graduale.

Data Novità
1° luglio 2028 Obbligo di utilizzo del Data Hub per gli operatori dell’e-commerce.
1° marzo 2031 Possibilità per gli operatori non e-commerce di avvalersi, su base volontaria, del Data Hub.
1° marzo 2034 Utilizzo del Data Hub obbligatorio per tutti gli operatori.

La concentrazione dei dati in un unico ambiente dovrebbe consentire di ridurre le duplicazioni e gli oneri amministrativi, migliorare la qualità delle informazioni e rendere i controlli più coerenti in tutta l’Unione europea.

Attraverso l’analisi dei dati, le autorità potranno inoltre concentrare le proprie risorse sulle spedizioni considerate a maggiore rischio, facilitando al contempo i flussi commerciali regolari.

Nuovo Codice doganale europeo ed e-commerce

Nell’ultimo decennio il commercio elettronico ha conosciuto una crescita esponenziale, trasformando profondamente anche il sistema degli scambi internazionali e le procedure doganali.

Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2025 il 78% delle persone nell’Unione europea ha acquistato o ordinato beni e servizi online. Le vendite a distanza hanno rappresentato il 19% del fatturato complessivo delle imprese europee, una quota che sale al 24% nel caso delle grandi aziende.

Una crescita che ha avuto conseguenze significative anche sul fronte doganale, solo nel 2025 sono entrati nell’Unione europea quasi 5,9 miliardi di articoli attraverso spedizioni di modesto valore: circa il 98% del totale degli articoli importati.

Il nuovo Codice doganale dell’Unione introduce regole più stringenti anche per le piattaforme di commercio elettronico dei Paesi terzi, che non soltanto saranno considerate importatrici delle merci e, dunque, obbligate al pagamento dei relativi dazi, ma anche responsabili della conformità dei prodotti.

La normativa europea prevede, inoltre, un nuovo sistema di sanzioni per gli operatori dell’e-commerce che non rispettano gli obblighi doganali, compreso il rispetto delle norme dell’Unione e il pagamento dei dazi dovuti.

Nei casi più gravi di mancata conformità, le sanzioni potranno arrivare fino al 6% del valore annuo delle merci importate dall’impresa nell’anno precedente.

Sono previste anche misure come la revoca di alcuni vantaggi doganali e, nei casi più gravi, persino limitazioni all’accesso alle piattaforme online.

Entro il 1° novembre 2026 è prevista l’introduzione di una tassa di gestione a livello europeo sulle piccole spedizioni: l’obiettivo è contribuire a coprire i maggiori costi legati al controllo e al monitoraggio del numero crescente di piccoli pacchi che entrano nell’Unione attraverso il commercio elettronico.

Le principali scadenze della riforma doganale

Data Novità
Settembre 2026 Attesa approvazione finale della riforma doganale da parte del Parlamento europeo.
Dal 1° novembre 2026 Introduzione del contributo UE di gestione sui piccoli pacchi.
2027 Avvio operativo dell’Autorità doganale UE.
1° luglio 2026 – 1° luglio 2028 Applicazione del dazio doganale forfettario provvisorio di 3 euro sugli acquisti online extra-UE di valore inferiore a 150 euro.
Dal 1° luglio 2028 Obbligo di utilizzo del Data Hub per gli operatori dell’e-commerce.
Dal 1° marzo 2031 Possibilità per gli operatori non e-commerce di avvalersi, su base volontaria, del Data Hub.
Dal 1° marzo 2034 Utilizzo del Data Hub obbligatorio per tutti gli operatori.

Sara Armella

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