Dazi, dogane e geopolitica: come reagiscono le imprese italiane esportatrici
L’Osservatorio delle imprese – Indagine realizzata da Noto Sondaggi su incarico del Forum del Commercio Internazionale e presentata da Antonio Noto a Milano, il 23 ottobre 2026, durante la IV edizione dell’evento.
Come stanno reagendo le imprese italiane esportatrici alle tensioni commerciali, ai dazi statunitensi e ai cambiamenti del quadro doganale europeo? Quali strategie adottano per affrontare il rischio geopolitico? E che cosa chiedono alle istituzioni?
I risultati restituiscono un quadro in cui l’incertezza internazionale incide sulle decisioni aziendali, mentre emergono esigenze di semplificazione, informazione tempestiva e maggiore coordinamento europeo
Dazi, dogane e geopolitica: 5 numeri per leggere lo scenario
- 61% delle imprese che esportano negli Stati Uniti dichiara di aver subito danni dai dazi
- 48% delle imprese esportatrici si aspetta un’escalation delle tensioni commerciali nei prossimi dodici mesi
- 57% conosce poco o per niente la riforma del Codice doganale dell’Unione europea
- 71% considera un vantaggio la futura Autorità doganale europea e un’applicazione più uniforme delle regole
- 65% ritiene più efficace un rafforzamento dell’Unione europea per rispondere alle crisi geopolitiche
Dazi USA: oltre sei imprese esportatrici su dieci segnalano danni
Tra le imprese che esportano negli Stati Uniti, il 61% dichiara di aver subito un impatto negativo dai dazi introdotti dall’amministrazione statunitense dal 2025: il 19% in modo significativo e il 42% in misura limitata. Il 36% non rileva effetti, mentre il 3% segnala di averne tratto un vantaggio
Tra le conseguenze riportate figurano soprattutto la riduzione dei margini (54%) e il calo degli ordini (45%). Le risposte adottate dalle aziende sono prevalentemente commerciali: il 43% ha rinegoziato i prezzi con i clienti statunitensi e il 38% ha spostato le vendite su altri mercati. Il 32% dichiara invece di non aver reagito
Il dato si inserisce in un clima di preoccupazione più ampio: tra le imprese esportatrici intervistate, il 43% indica gli Stati Uniti come il Paese che desta maggiore preoccupazione per le attività internazionali; il 48% prevede un’intensificazione delle tensioni commerciali nei dodici mesi successivi alla rilevazione
Riforma doganale: conoscenza limitata, ma aspettative elevate
La ricerca evidenzia un divario tra la conoscenza delle trasformazioni doganali e le aspettative delle aziende. Il 57% delle imprese dichiara di conoscere poco o per niente la riforma del Codice doganale dell’UE; soltanto il 18% ne segnala una conoscenza abbastanza buona o elevata
Al tempo stesso, il 71% vede un vantaggio nella futura Autorità doganale europea e in un’applicazione più uniforme delle regole tra gli Stati membri. Per il 54%, infatti, le differenze nei controlli tra le amministrazioni doganali nazionali incidono molto o abbastanza sulla competitività aziendale
Anche l’utilizzo degli strumenti esistenti presenta margini di miglioramento. Il 66% delle imprese ricorre alle preferenze tariffarie previste dagli accordi commerciali dell’UE sempre o talvolta, ma solo il 27% lo fa sistematicamente; il 12% non le utilizza a causa della complessità delle regole d’origine
Il 16% dichiara inoltre di essere titolare di autorizzazione AEO, mentre un ulteriore 18% sta valutando di richiederla
Un dato che richiama l’importanza di competenze specialistiche in materia doganale, acquisibili anche attraverso percorsi di formazione riconosciuti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, come il
Master in Commercio Internazionale e Dogane AEO di ARcom
Rischio geopolitico e filiere: strategie ancora disomogenee
Il rischio geopolitico è già una variabile rilevante per molte aziende: il 45% gli attribuisce un peso elevato nelle scelte di approvvigionamento e localizzazione produttiva. Le risposte sono però diverse: il 37% diversifica i fornitori all’interno della stessa area geografica, il 29% aumenta le scorte strategiche, il 25% ricorre al nearshoring nell’Unione europea e il 10% sceglie il reshoring in Italia
Un risultato particolarmente significativo è che il 32% delle imprese non ha una strategia strutturata di riorganizzazione delle catene di fornitura. Anche sul piano organizzativo la funzione commercio internazionale e dogane è spesso affidata a una risorsa interna che svolge altre mansioni (35%), mentre solo il 22% dispone di una struttura dedicata
Negli ultimi due anni, il 28% ha introdotto una figura incaricata di seguire il rischio geopolitico e il commercio internazionale, ricorrendo a una nuova assunzione o assegnando il ruolo a personale già presente; il 37% sta valutando questa possibilità
Più Europa, nonostante il giudizio critico sulla protezione delle imprese
L’indagine restituisce un rapporto articolato tra le imprese esportatrici e l’Unione europea. Di fronte alle crisi geopolitiche, il 65% considera più efficace un rafforzamento dell’UE, contro il 25% che preferirebbe lasciare maggiore spazio ai singoli Stati
Questa richiesta convive con un giudizio critico sui risultati ottenuti: il 43% valuta negativamente la capacità dell’Unione di proteggere le imprese dalle conseguenze delle crisi internazionali, mentre il 21% esprime una valutazione positiva. Il saldo tra le due posizioni è quindi di –22 punti percentuali
Il 63% giudica molto o abbastanza utile che l’UE adotti contromisure commerciali. Tra le imprese che esportano negli Stati Uniti, il 57% ritiene che l’Unione avrebbe dovuto ricorrere a contromisure per avviare una trattativa più equilibrata sui dazi
Le priorità delle imprese: semplificazione e informazione tempestiva
Alla domanda su ciò di cui avrebbero più bisogno, le imprese collocano al primo posto le semplificazioni procedurali (57%), seguite dall’informazione tempestiva sulle novità normative (46%). Seguono gli strumenti finanziari di sostegno (34%), i negoziati commerciali condotti dall’UE (28%) e la formazione (22%)
I risultati mostrano come, oltre al sostegno economico, le aziende attribuiscano particolare importanza alla possibilità di operare con regole più semplici e di disporre delle informazioni necessarie per orientare le proprie decisioni
I risultati dell’Osservatorio delle imprese: consulta le slide
Di seguito le slide dell’indagine «Come cambiano le strategie delle imprese nel nuovo scenario globale», presentata da Antonio Noto durante la IV edizione del Forum del Commercio Internazionale

















Fonte: Noto Sondaggi, L’Osservatorio delle imprese – Come cambiano le strategie delle imprese nel nuovo scenario globale. Indagine sulle imprese italiane esportatrici commissionata dal Forum del Commercio Internazionale e presentata a Milano il 23 ottobre 2026
L’intervista ad Antonio Noto: 3 atteggiamenti di fronte alla crisi
Nell’intervista realizzata in occasione del Forum, Antonio Noto, fondatore e direttore di Noto Sondaggi, propone una lettura delle diverse modalità con cui le imprese affrontano l’incertezza internazionale- da un lato vi sono le aziende che si sono organizzate per monitorare il rischio geopolitico e predisporre strategie alternative
- dall’altro quelle che rispondono alle difficoltà immediate senza una programmazione di lungo periodo
- un terzo gruppo, più esposto, tende invece a subire i cambiamenti senza adottare contromisure
La lettura di Noto Sondaggi
Nel suo intervento al Forum del Commercio Internazionale, Antonio Noto ha richiamato l’attenzione sulla necessità di integrare il rischio geopolitico nelle strategie aziendali, attribuendogli un’importanza paragonabile a quella delle scelte commerciali e finanziarie
La ricerca evidenzia che molte imprese hanno già avviato percorsi di adattamento, diversificando i mercati di destinazione o riorganizzando le catene di fornitura. Una parte significativa, tuttavia, continua a rispondere alle difficoltà senza una pianificazione di medio-lungo periodo
Noto ha sottolineato come individuare fornitori alternativi, accedere a nuovi mercati o modificare le strategie commerciali richieda risorse e capacità organizzative che non tutte le imprese possiedono. Il problema non è quindi soltanto riconoscere i rischi, ma sviluppare gli strumenti necessari per anticiparli e gestirli
Ne emerge l’esigenza di un cambiamento anche culturale e organizzativo: considerare le trasformazioni geopolitiche non come emergenze occasionali, ma come variabili strutturali delle decisioni aziendali
Per approfondire i risultati dell’indagine e le riflessioni emerse, è possibile rivedere qui sotto l’intervento integrale al IV Forum del Commercio Internazionale
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